Visita l'ospedale

Via Roma Libera, 76 - 00153 

Roma, RM

Linea ATAC 3 - 8 - H - 44 - 75 - 115 - 125 - 780

+390677306670

 

Lun - Ven 7.00 - 18.15

Ingresso libero
 

Ospedale nuovo regina margherita

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Ospedale nuovo regina margherita

Ospedale nuovo

regina margherita

Le origini

Piazza San Cosimato, ospita l’Ospedale Regina Margherita e la vicina e antica Chiesa di San Cosimato del X secolo, inglobata intorno ai due chiostri, rispettivamente del XIII e XV secolo.  Il Regesto Farfense riporta che fu voluta dal nobile romano Benedetto Campagna, che nel X sec. fonda il monastero in onore dei santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici, detti anargiri (senza denaro, perché curavano gratuitamente i poveri) i quali furono decapitati e sepolti sotto Diocleziano nel 303 presso Antiochia.  Una lapide ritrovata in tale sito nel 1892 ci informa inoltre che la costruzione ebbe fine nel 1069, anno in cui il monastero viene consacrato da papa Alessandro II.  Nel 1229 fu affidato ai Benedettini Camaldolesi, poi nel 1234 passo per volere di Gregorio IX alle Poverelle, o Clarisse, di Santa Chiara.  Grazie al denaro messo a disposizione dalla badessa Jacopa Cenci, si ebbe una ristrutturazione dell’edificio e della Chiesa. Nel 1475 papa Sisto IV, dato lo stato di instabilità della struttura, la fece riedificare insieme ad una parte del monastero.  Nel 1891 il monastero, da sede conventuale divenne un ospizio con l’Atto di cessione e consegna del monastero al Comune di Roma. Dopo tale data la struttura va incontro a numerose trasformazioni: dapprima ricovero per anziani malati e bisognosi, poi diventa l’Ospizio Umberto I in San Cosimato. Nel 1925 entra a far parte degli Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza di Roma, negli anni ’60 inizia la costruzione dell’ospedale specializzato in ortopedia e chirurgia, ristrutturato dall'architetto Alegiani e dall'ingegnere Secchi, e inaugurato nel 1970 con il nome di Ospedale Nuovo Regina Margherita tutt’ora in funzione.

Camminando nella storia

Oggi l’unico segno della presenza dell’antico monastero di San Cosimato è il grazioso protiro d’ingresso  che un tempo permetteva l’accesso al complesso monastico. Il  complesso racchiude secoli di storia dell’arte: all’interno il cortile triangolare possiede al centro una fontana a vaso costruita nel 1731 assemblando vari reperti romani.  La chiesa è un piccolo ambiente a navata unica coperto di affreschi ottocenteschi. Sull’altare maggiore, una moderna icona in stile bizantino che raffigura una Madonna con Bambino, copia dell’originale, del XIII ad oggi conservato all’Istituto Centrale del Restauro ;  A fianco un affresco staccato rappresentante la Madonna con San Francesco e Santa Chiara, della seconda metà del ‘400 di Antonio del Massaro da Viterbo detto il Pastura, allievo del Pinturicchio; tale opera proviene dalla chiesa di Santa Maria del Popolo insieme ad un certo numero di manufatti in marmo che costituiscono l’altare della vicina cappella di Santa Severa, e tali parti marmoree quattrocentesche sono attribuite o al Bregno o a Gian Cristofaro Romano.  Il monastero è dotato di due chiostri, il primo, medioevale, circa del 1240, le cui pareti sono arricchite da una serie di reperti marmorei generalmente provenienti dalle varie fasi costruttive/demolitive del complesso.  Il secondo chiostro, sopraelevato rispetto al primo, fu costruito al tempo di Sisto IV ma sfortunatamente l’incuria e l’uso improprio dell’edificio lo hanno danneggiato e ne rendono difficile la lettura e la comprensione.  Sotto i portici sono murate alcune epigrafi, tra le quali quelle dell’abate Odimondo, di Margherita Maleti e di Alba Ermenegilda Acquaroni, la badessa che fece effettuare alcuni lavori nel 1756, e di grande interesse sono anche i frammenti di iscrizioni, capitelli, sarcofagi e lastre tombali.

L'architettura del complesso

La struttura é composta da edifici medioevali e del Quattrocento nella quale si sono conservati resti della chiesa e del chiostro benedettini, dove sopravvive il duecentesco convento delle Clarisse e il campanile fatto costruire da Sisto IV.  Il bel campanile romanico, visibile dal chiostro di Sisto IV, si eleva tra le strutture moderne con i suoi tre piani, il primo a bifore su pilastro, il secondo ed il terzo a trifore su colonne e capitelli ‘a stampella’, cioè di forma trapezoidale. La divisione dei singoli piani è ottenuta tramite un’elegante cornice marmorea da attribuire ai rifacimenti di un campanile più antico, effettuati al tempo di Sisto IV.  Tamponato in più parti, il campanile possedeva una campana del 1238 fusa da Bartolomeo Pisano, conservata ora, insieme con altre vecchie campane ed alcuni reperti di scavo, in un ambiente che precede l’antica sala capitolare, ad est del chiostro.  Importanti anche i due chiostri del monastero: il primo della Roma medioevale, a forma quadrangolare, con più di 40 metri nelle braccia laterali. Nel XV secolo Sisto IV fece costruire il piano superiore: gli archetti qui presenti in precedenza vennero murati ed altri furono sostituiti da pilastri in muratura, con resistenti archi di scarico; nel lato sud, sempre per bloccare la spinta della volta, furono inseriti grandi speroni in muratura.  La loggia superiore presentava una serie di arcate a tutto sesto sostenute da pilastrini ottagonali. Queste, ancora visibili nei due lati lunghi ed in quello occidentale, vennero successivamente murate: oggi è presente l’apertura di finestre moderne. Dal lato sinistro del chiostro, attraverso una breve scala, si arriva al secondo chiostro, quello realizzato da Sisto IV: è a pianta quadrata, nove arcate per lato sostenute da pilastri ottagonali in travertino, arricchiti da capitelli con motivi vegetali.  Nell’ordine superiore si apriva una loggia architravata, scandita da pilastrini ottagonali attualmente occupata da finestre moderne.  Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posta una cisterna risalente ai tempi di Pio IX.

Le origini
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Camminando nella storia
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L'architettura del complesso
L'architettura del complesso

Inaugurato nel 1970 l’ospedale nuovo regima Margherita poggia le sua fondamenta su secoli di storia.
La sua nascita si riconduce all’antico monastero eretto nel X sec in onore dei Santi e fratelli medici Cosma e Damiano.

Inaugurato nel 1970 l’ospedale nuovo regima Margherita poggia le sua fondamenta su secoli di storia. La sua nascita si riconduce all’antico monastero eretto nel X sec in onore dei Santi e fratelli medici Cosma e Damiano.

Inaugurato nel 1970 l’ospedale nuovo regima Margherita poggia le sua fondamenta su secoli di storia.
La sua nascita si riconduce all’antico monastero eretto nel X sec in onore dei Santi e fratelli medici Cosma e Damiano.

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Piazza San Cosimato, ospita l’Ospedale Regina Margherita e la vicina e antica Chiesa di San Cosimato del X secolo, inglobata intorno ai due chiostri, rispettivamente del XIII e XV secolo.  Il Regesto Farfense riporta che fu voluta dal nobile romano Benedetto Campagna, che nel X sec. fonda il monastero in onore dei santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici, detti anargiri (senza denaro, perché curavano gratuitamente i poveri) i quali furono decapitati e sepolti sotto Diocleziano nel 303 presso Antiochia.  Una lapide ritrovata in tale sito nel 1892 ci informa inoltre che la costruzione ebbe fine nel 1069, anno in cui il monastero viene consacrato da papa Alessandro II.  Nel 1229 fu affidato ai Benedettini Camaldolesi, poi nel 1234 passo per volere di Gregorio IX alle Poverelle, o Clarisse, di Santa Chiara.  Grazie al denaro messo a disposizione dalla badessa Jacopa Cenci, si ebbe una ristrutturazione dell’edificio e della Chiesa. Nel 1475 papa Sisto IV, dato lo stato di instabilità della struttura, la fece riedificare insieme ad una parte del monastero.  Nel 1891 il monastero, da sede conventuale divenne un ospizio con l’Atto di cessione e consegna del monastero al Comune di Roma. Dopo tale data la struttura va incontro a numerose trasformazioni: dapprima ricovero per anziani malati e bisognosi, poi diventa l’Ospizio Umberto I in San Cosimato. Nel 1925 entra a far parte degli Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza di Roma, negli anni ’60 inizia la costruzione dell’ospedale specializzato in ortopedia e chirurgia, ristrutturato dall'architetto Alegiani e dall'ingegnere Secchi, e inaugurato nel 1970 con il nome di Ospedale Nuovo Regina Margherita tutt’ora in funzione.

Piazza San Cosimato, ospita l’Ospedale Regina Margherita e la vicina e antica Chiesa di San Cosimato del X secolo, inglobata intorno ai due chiostri, rispettivamente del XIII e XV secolo.  Il Regesto Farfense riporta che fu voluta dal nobile romano Benedetto Campagna, che nel X sec. fonda il monastero in onore dei santi Cosma e Damiano, i due fratelli medici, detti anargiri (senza denaro, perché curavano gratuitamente i poveri) i quali furono decapitati e sepolti sotto Diocleziano nel 303 presso Antiochia.  Una lapide ritrovata in tale sito nel 1892 ci informa inoltre che la costruzione ebbe fine nel 1069, anno in cui il monastero viene consacrato da papa Alessandro II.  Nel 1229 fu affidato ai Benedettini Camaldolesi, poi nel 1234 passo per volere di Gregorio IX alle Poverelle, o Clarisse, di Santa Chiara.  Grazie al denaro messo a disposizione dalla badessa Jacopa Cenci, si ebbe una ristrutturazione dell’edificio e della Chiesa. Nel 1475 papa Sisto IV, dato lo stato di instabilità della struttura, la fece riedificare insieme ad una parte del monastero.  Nel 1891 il monastero, da sede conventuale divenne un ospizio con l’Atto di cessione e consegna del monastero al Comune di Roma. Dopo tale data la struttura va incontro a numerose trasformazioni: dapprima ricovero per anziani malati e bisognosi, poi diventa l’Ospizio Umberto I in San Cosimato. Nel 1925 entra a far parte degli Istituti Riuniti di Assistenza e Beneficenza di Roma, negli anni ’60 inizia la costruzione dell’ospedale specializzato in ortopedia e chirurgia, ristrutturato dall'architetto Alegiani e dall'ingegnere Secchi, e inaugurato nel 1970 con il nome di Ospedale Nuovo Regina Margherita tutt’ora in funzione.

Oggi l’unico segno della presenza dell’antico monastero di San Cosimato è il grazioso protiro d’ingresso  che un tempo permetteva l’accesso al complesso monastico. Il  complesso racchiude secoli di storia dell’arte: all’interno il cortile triangolare possiede al centro una fontana a vaso costruita nel 1731 assemblando vari reperti romani.  La chiesa è un piccolo ambiente a navata unica coperto di affreschi ottocenteschi. Sull’altare maggiore, una moderna icona in stile bizantino che raffigura una Madonna con Bambino, copia dell’originale, del XIII ad oggi conservato all’Istituto Centrale del Restauro ;  A fianco un affresco staccato rappresentante la Madonna con San Francesco e Santa Chiara, della seconda metà del ‘400 di Antonio del Massaro da Viterbo detto il Pastura, allievo del Pinturicchio; tale opera proviene dalla chiesa di Santa Maria del Popolo insieme ad un certo numero di manufatti in marmo che costituiscono l’altare della vicina cappella di Santa Severa, e tali parti marmoree quattrocentesche sono attribuite o al Bregno o a Gian Cristofaro Romano.  Il monastero è dotato di due chiostri, il primo, medioevale, circa del 1240, le cui pareti sono arricchite da una serie di reperti marmorei generalmente provenienti dalle varie fasi costruttive/demolitive del complesso.  Il secondo chiostro, sopraelevato rispetto al primo, fu costruito al tempo di Sisto IV ma sfortunatamente l’incuria e l’uso improprio dell’edificio lo hanno danneggiato e ne rendono difficile la lettura e la comprensione.  Sotto i portici sono murate alcune epigrafi, tra le quali quelle dell’abate Odimondo, di Margherita Maleti e di Alba Ermenegilda Acquaroni, la badessa che fece effettuare alcuni lavori nel 1756, e di grande interesse sono anche i frammenti di iscrizioni, capitelli, sarcofagi e lastre tombali.

Oggi l’unico segno della presenza dell’antico monastero di San Cosimato è il grazioso protiro d’ingresso  che un tempo permetteva l’accesso al complesso monastico. Il  complesso racchiude secoli di storia dell’arte: all’interno il cortile triangolare possiede al centro una fontana a vaso costruita nel 1731 assemblando vari reperti romani.  La chiesa è un piccolo ambiente a navata unica coperto di affreschi ottocenteschi. Sull’altare maggiore, una moderna icona in stile bizantino che raffigura una Madonna con Bambino, copia dell’originale, del XIII ad oggi conservato all’Istituto Centrale del Restauro ;  A fianco un affresco staccato rappresentante la Madonna con San Francesco e Santa Chiara, della seconda metà del ‘400 di Antonio del Massaro da Viterbo detto il Pastura, allievo del Pinturicchio; tale opera proviene dalla chiesa di Santa Maria del Popolo insieme ad un certo numero di manufatti in marmo che costituiscono l’altare della vicina cappella di Santa Severa, e tali parti marmoree quattrocentesche sono attribuite o al Bregno o a Gian Cristofaro Romano.  Il monastero è dotato di due chiostri, il primo, medioevale, circa del 1240, le cui pareti sono arricchite da una serie di reperti marmorei generalmente provenienti dalle varie fasi costruttive/demolitive del complesso.  Il secondo chiostro, sopraelevato rispetto al primo, fu costruito al tempo di Sisto IV ma sfortunatamente l’incuria e l’uso improprio dell’edificio lo hanno danneggiato e ne rendono difficile la lettura e la comprensione.  Sotto i portici sono murate alcune epigrafi, tra le quali quelle dell’abate Odimondo, di Margherita Maleti e di Alba Ermenegilda Acquaroni, la badessa che fece effettuare alcuni lavori nel 1756, e di grande interesse sono anche i frammenti di iscrizioni, capitelli, sarcofagi e lastre tombali.

La struttura é composta da edifici medioevali e del Quattrocento nella quale si sono conservati resti della chiesa e del chiostro benedettini, dove sopravvive il duecentesco convento delle Clarisse e il campanile fatto costruire da Sisto IV.  Il bel campanile romanico, visibile dal chiostro di Sisto IV, si eleva tra le strutture moderne con i suoi tre piani, il primo a bifore su pilastro, il secondo ed il terzo a trifore su colonne e capitelli ‘a stampella’, cioè di forma trapezoidale. La divisione dei singoli piani è ottenuta tramite un’elegante cornice marmorea da attribuire ai rifacimenti di un campanile più antico, effettuati al tempo di Sisto IV.  Tamponato in più parti, il campanile possedeva una campana del 1238 fusa da Bartolomeo Pisano, conservata ora, insieme con altre vecchie campane ed alcuni reperti di scavo, in un ambiente che precede l’antica sala capitolare, ad est del chiostro.  Importanti anche i due chiostri del monastero: il primo della Roma medioevale, a forma quadrangolare, con più di 40 metri nelle braccia laterali. Nel XV secolo Sisto IV fece costruire il piano superiore: gli archetti qui presenti in precedenza vennero murati ed altri furono sostituiti da pilastri in muratura, con resistenti archi di scarico; nel lato sud, sempre per bloccare la spinta della volta, furono inseriti grandi speroni in muratura.  La loggia superiore presentava una serie di arcate a tutto sesto sostenute da pilastrini ottagonali. Queste, ancora visibili nei due lati lunghi ed in quello occidentale, vennero successivamente murate: oggi è presente l’apertura di finestre moderne. Dal lato sinistro del chiostro, attraverso una breve scala, si arriva al secondo chiostro, quello realizzato da Sisto IV: è a pianta quadrata, nove arcate per lato sostenute da pilastri ottagonali in travertino, arricchiti da capitelli con motivi vegetali.  Nell’ordine superiore si apriva una loggia architravata, scandita da pilastrini ottagonali attualmente occupata da finestre moderne.  Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posta una cisterna risalente ai tempi di Pio IX.

La struttura é composta da edifici medioevali e del Quattrocento nella quale si sono conservati resti della chiesa e del chiostro benedettini, dove sopravvive il duecentesco convento delle Clarisse e il campanile fatto costruire da Sisto IV.  Il bel campanile romanico, visibile dal chiostro di Sisto IV, si eleva tra le strutture moderne con i suoi tre piani, il primo a bifore su pilastro, il secondo ed il terzo a trifore su colonne e capitelli ‘a stampella’, cioè di forma trapezoidale. La divisione dei singoli piani è ottenuta tramite un’elegante cornice marmorea da attribuire ai rifacimenti di un campanile più antico, effettuati al tempo di Sisto IV.  Tamponato in più parti, il campanile possedeva una campana del 1238 fusa da Bartolomeo Pisano, conservata ora, insieme con altre vecchie campane ed alcuni reperti di scavo, in un ambiente che precede l’antica sala capitolare, ad est del chiostro.  Importanti anche i due chiostri del monastero: il primo della Roma medioevale, a forma quadrangolare, con più di 40 metri nelle braccia laterali. Nel XV secolo Sisto IV fece costruire il piano superiore: gli archetti qui presenti in precedenza vennero murati ed altri furono sostituiti da pilastri in muratura, con resistenti archi di scarico; nel lato sud, sempre per bloccare la spinta della volta, furono inseriti grandi speroni in muratura.  La loggia superiore presentava una serie di arcate a tutto sesto sostenute da pilastrini ottagonali. Queste, ancora visibili nei due lati lunghi ed in quello occidentale, vennero successivamente murate: oggi è presente l’apertura di finestre moderne. Dal lato sinistro del chiostro, attraverso una breve scala, si arriva al secondo chiostro, quello realizzato da Sisto IV: è a pianta quadrata, nove arcate per lato sostenute da pilastri ottagonali in travertino, arricchiti da capitelli con motivi vegetali.  Nell’ordine superiore si apriva una loggia architravata, scandita da pilastrini ottagonali attualmente occupata da finestre moderne.  Nel cortile interno, tenuto a giardino, è posta una cisterna risalente ai tempi di Pio IX.

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